Posts Tagged ‘No Dal Molin’

La legge delega sul nucleare decaduta per scadenza dei termini?

21 febbraio 2010

Apprendo via Greenreport che la vergognosa legge delega sul nucleare sembra essere decaduta per decorrenza dei termini perchè mai pubblicata sulla gazzetta ufficiale.

Niente male … che sia perchè i politici hanno guardato fuori dalla finestra e si sono ancorti dell’umore nero del paese?

Qui sotto alcuni link a rigurado:

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=3457

http://www.blogeko.it/2010/la-legge-delega-sui-siti-nucleari-decaduta-per-decorrenza-di-termini/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Blogeko+%28Blogeko.info%29

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La bambina che zittì il mondo per 6 minuti.

30 luglio 2009

Nel 1992 una bambina di 12 anni che si chiamava Severn Suzuki andò ad un congresso delle Nazioni Unite. Andò con un discorso composto con le sue amiche e lo lesse di fronte a capi di stato, politici, giornalisti, amministratori. Zittì tutti per 6 minuti. Pur cosciente che con le sole parole non si fanno cambiamenti radicali, questa bambina è riuscita a parlare diritta al cuore dei potenti. Mise completamente a nudo con semplici parole le incoerenze della società moderna.

Persone come lei sono veri “Santi”, e quelle sono le vere parole che non bisognerebbe mai stancarsi di pronunciare altro che Herr Ratzinger e la finestrella della domenica …

No dal Molin. La verità sulla manifestazione del 4 luglio.

6 luglio 2009

nodalmolin

Vicenza, 4 luglio 2009.
Il corposo corteo No Dal Molin è pronto per partire in direzione Ponte Marchese.
Erano state richieste e ottenute le autorizzazioni e i permessi per poter fare la manifestazione lungo un percorso ben preciso e i poliziotti avrebbero dovuto restare all’interno della base, presidiandone il perimetro. Ieri però a Vicenza è successa una cosa strana. Ne avevo già avuto il sentore, mentre mi avvicinavo a piedi. Elicotteri in rotazione continua che mi riportarono la mente al G8 di Genova, poliziotti già in assetto antisommossa che anzichè presidiare l’interno della base erano tranquillamente in mezzo alla strada dove avrebbe dovuto passare il corte, a volte occludendone completamente il passaggio.

Parte il corteo, già al presidio si ferma (era partito 1 km prima). Giungono notizie che il ponte è praticamente bloccato per via di uno schieramento di forze dell’ordine. Il coordinamento del presidio è lì, che parla con i poliziotti e con il questore. Io sono lì dietro, all’inizio del ponte. Chiediamo inutilmente ai poliziotti e al questore di allontanarsi e di farci passare. Passano i minuti, e sotto il caldo afoso la tensione aumenta. Preghiamo le donne e i bambini  presenti nella zona del ponte di allontanarsi, di arretrare verso il presidio. Vedo sempre più persone formarsi, da entrambi gli schieramenti. I poliziotti ridacchiano e si preparano. Sembra abbiano già deciso: non c’è spazio per la trattativa.  
Al questore o al suo vice sono sicuramente arrivate le urla: “state violando il diritto a manifestare, dovevate  stare all’interno delle reti”. La tensione sta aumentando ancora. Sono stati indossati dai poliziotti scudi e manganelli.  Vedo ritirarsi gli “ambasciatori”, mentre una piccola indipendente testa del corteo prende forma davanti al ponte. Anche in questo versante, su esempio degli antagonisti, si indossano i caschi, qualcuno indossa uno scolapasta, probabilmente le manganellate passate, prese senza motivo, sono servite come esperienza. Questo agglomerato di “decisi” (a far valere il loro diritto di manifestare),  parte avanzando compatta e lenta, protetta da alcuni posticci scudi di plexiglas. Molti di loro dichiarano che è meglio prendere una manganellata in testa piuttosto che vivere in un paese dove ti impediscono di manifestare (pur avendo l’autorizzazione a farlo). Sento uno scoppio: un petardo o un lacrimogeno. Da quel momento è pura confusione.

  Mi allontano di poco. Guardo il alto e vedo una brutta scena: 6 fumogeni mi passano sopra la testa, a 10 metri di altezza, per poi piombare sul campo di mais vicino alla strada. Sento i manifestanti urlare. Quelli indietro erano ignari di quello che stava succedendo sul ponte. Era quasi un’ora che c’eravamo fermati e le persone si erano “accampate” in attesa di novità, chiacchierando tranquillamente. In 5 secondi si sono trovati in mezzo ad una nube lacrimogena, cercando di scappare verso il presidio. Anch’io mi stavo dirigendo là, quando altri fumogeni sono piombati sul campo vicino a dov’ero e sono stato avvolto da una folata lacrimogena, mentre sul ponte i manganelli continuavano il loro sporco lavoro. Dopo gli scontri, durati in tutto solo un paio di minuti, la situazione si è calmata e sono ripartite le trattative sul ponte. Dopo un altra ora circa, i poliziotti si sono ritirati, liberando di fatto la via. Il corteo poco dopo è ripartito pacificamente e al gran completo per percorrere la strada che porta all’ingresso della base. Arrivati all’altezza di viale Dal Verme abbiamo notato numerose camionette ferme in mezzo alla strada. Per evitare altri momenti di tensione è stata sciolta la  manifestazione. Un diluvio improvviso ha poi contribuito a raffreddare ulteriormente gli animi di tutti.
Segnalo che gli unici TG presenti erano quello di “Sky TG 24” (con camionetta satellitare) e una telecamera della RAI.

  1. Da segnalare:
    Finchè camminavo verso il presidio, prima della manifestazione, vidi le camionette all’interno delle quali aspettavano i numerosi militari. Su una di queste camionette ho sentito provenire della musica heavy-metal. Al di là dei gusti musicali, dagli atteggiamenti era evidente che si stavano … caricando. Una scena che mi infuse una allarmata tristezza.
  2. Dal fronte No Dal Molin d’altro canto, non mi è piaciuto vedere alcuni comunisti vecchio stampo passare con i pugni alzati proferendo sfottò alle forze dell’ordine, quando tutto ormai si era tranquillizzato. Per certi versi è lo stesso errore di prima. Si stimola il disprezzo.

Dal “Dal Molin 2.0” al “Dal Molin 3.0” PROPOSTA DI UPGRADE DALLA RETE!

10 settembre 2008

L’ organizzatore del meetup di Vicenza, propositore dell’ottimo progetto DAL MOLIN 2.0  poco dopo aver presentato alle varie associazioni e giornalisti il suo progetto, ha scritto sul suo blog un post molto bello. Mi è piaciuta soprattutto la frase:

Se l’idea iniziale fosse di un altro ma io la trovassi bella davvero, la farei mia, la svilupperei molto più di quanto abbia fatto l’autore finchè verrebbe da pensare che si sia giunti ad un risultato che è più mio che suo. Questa è la filosofia che imparo ogni giorno da internet.

 

Sull’onda di questa filosofia di internet, che ha come colonna portante la condivisione delle informazioni e delle idee, vorrei dare il mio contributo a questo grande progetto affichè diventi reale prova che la pace e un mondo più etico e sostenibile si possono letteralmente costruire giorno dopo giorno. Sono progettista e tecnico di impianti fotovoltaici e come operatore del settore sottopongo alle vostre valutazioni una proposta di modifica al progetto originale. Ve la voglio illustrare così come mi viene: con il cuore in mano più che con i manuali.

 

UPGRADE “DAL MOLIN 2.0” –> “DAL MOLIN 3.0” ?

QUESTO è il progetto originale. Ben fatto, interessante e innovativo. Un ottimo esempio che tutte le città italiane dovrebbero imitare … se bastassero i fondi del contributo … e basterebbero, se solo non li cedessero anche agli inceneritori… quelli che i politici e i disinformati chiamato “termovalorizzatori” i quali cannibalizzano non poco gli incentivi statali assegnati alle fonti RINNOVABILI

Io ho passato buona parte della mia infanzia in una casa in mezzo ai boschi. Tornato in città, già da piccolo mi chiedevo che fine avessero fatto gli alberi a Vicenza … ora, a distanza di 30 anni devo ancora trovare una risposta. Da qui parte la mia riflessione per una nuova versione del progetto. In questo particolare momento storico, infatti, in cui tutti ormai siamo stanchi della politica, di come è stato gestito il territorio e l’ambiente,l’idea di un “parcheggio” stride non poco con il “futuro sostenibile” che vorremmo costruire.

Tenendo come punto saldo l’obiettivo intrinseco del fotovoltaico (come di tutte le fonti rinnovabili) ossia quello di ridurre il più possibile le emissioni di CO2 dovute all’uso di energia “sporca”, sarebbe possibile evitare di fare un unico mega-impianto da 75MW (o 75 impianti da 1MW che è la stessa cosa) preferendo un installazione “diffusa” su tutto il territorio vicentino.

Se suddividessimo quei 75MW in piccoli impianti da 2KW, potremmo posizionare i pannelli fotovoltaici sui tetti di 37500 famiglie vicentine. Questi tetti sono superficie utile già presente ed inutilizzata, molto spesso ottimamente esposti a sud e con buona inclinazione. Si otterrebbe in questo modo una vera e propria Energy (R)evolution in città. Il resto del progetto resterebbe invariato, cambierebbe solo la localizzazione dei pannelli ma si aggiungerebbero molti importanti benefici nel scegliere questa via.

  1. Riduzione dei costi inerenti la struttura metallica di supporto dei moduli.  Come già accennato i tetti sono già costruiti e la materia prima utilizzata per costruire le staffe e le barre (di alluminio o ferro zincato) per fissare l’impianto sul tetto sarà sicuramente inferiore. Come inferiore sarebbe di conseguenza il costo effettivo di tutti i 75MW (con rapidi calcoli risulta circa il 50% in meno di materia prima utilizzata per ottenere lo stesso risultato).
  2. Riduzione dei costi inerenti la costruzione di nuove linee di distribuzione in media o alta tensione.  L’uso di piccoli impianti su tetto distribuiti su tutto il territorio di fatto utilizzerebbe le linee elettriche esistenti. Ci sarebbe quindi un ulteriore risparmio rispetto il progetto originale perché non sarebbero più necessarie le centrali di distribuzione che altrimenti andrebbero per forza costruite.
  3. Beneficio visibile a tutti i cittadini.  Installare un piccolo impianto in casa darebbe subito dei vantaggi economici dovuti al risparmio dell’energia utilizzata durante il giorno. Inoltre i cittadini vedrebbero la “magia” della conversione dell’energia fotovoltaica, toccandola con mano, facendola vedere agli altri, rompendo quell’alone di “settore fantascientifico di dubbia funzionalità” che ancora circonda il settore delle rinnovabili.
  4. Aumento dei fondi liquidi disponibili. Il privato cittadino che accetta di mettere l’impianto sul suo tetto potrebbe pagare subito il 20% dell’impianto (per 2kw consideriamo dai 2000€ ai 2400€), aumentando così la disponibilità liquida. (n.d.E= questo merita uno studio più approfondito, intanto l’ho buttata lì)
  5. Utilizzo del parcheggio in viale Cricoli.  Il parcheggio che si vorrebbe fare nell’area del Dal Molin è già presente e gran poco utilizzato. Si tratta di quello in viale Cricoli, quasi sempre vuoto. A questo punto con una piccola “flotta” di pulmini, OVVIAMENTE elettrici si potrebbe fare un servizio molto efficiente di trasporto da/per il centro (con passaggi ogni 15 minuti).
  6. Cosa più importante: UN PARCO AL  DAL MOLIN.  Nei 1.200.000 metri quadri di terreno in cui era prevista l’installazione del mega-impianto, si potrebbero piantare alberi. Ci starebbero circa 240.000 alberi. Se consideriamo che un albero assorbe 20 kg di CO2 all’anno, avremmo un beneficio ambientale di 4.800 kg di CO2 in meno all’anno (che andrebbero a sommarsi ai benefici derivati dal fotovoltaico).    Natura ed energia lavorerebbero finalmente all’unisono per tentare di sistemare tutti i nostri errori passati. L’aeroporto civile non verrebbe toccato (sempre che resti civile ;-). Nel parco potrebbero nascere numerose attività di carattere sociale, con più partecipazione della cittadinanza, che avrebbero un vero polmone verde da godersi con la famiglia, dove i bambini potrebbero giocare senza essere circondati da strade trafficate. Non trascurabile è anche il beneficio dal punto di vista climatico. Una città piena d’asfalto è senz’altro più calda di una città con un grande bosco a fianco. Stimo che se quella superficie venisse coperta da alberi, l’ombreggiamento che ne conseguerebbe farebbe abbassare la temperatura della zona circostante di almeno 1° (2° nella migliore delle ipotesi) dando la possibilità a chi vive nel raggio di 1 km di utilizzare meno il condizionatore in estate, risparmiando ulteriore energia. All’interno del parco ci potrebbero stare anche vari distributori del latte ed un “orto cittadino”, in cui tutti potrebbero dare il loro contributo per fare e comprare la verdura direttamente dal produttore, senza trasporti e senza inutili aumenti di prezzo.

Questo sarebbe un ottimo esempio anche per altre città, per altri meetup, per far loro capire che non è indispensabile avere il pericolo di una base americana per proporre progetti alternativi e validi. Basta la volontà e un pizzico di coraggio e si possono ottenere tutti i risultati che vogliamo: energia rinnovabile e città più verdi e a misura d’uomo. Vi ringrazio davvero di cuore per il progetto che avete stilato, e spero che siate aperti e disponibili di discutere di questa “leggera modifica” che porterebbe ancora maggiori benefici. Sarebbe anche in linea con l’idea di Jeremy Rifkin di creare una sorta di “web” energetica in cui tutti creano un po’ di energia e la distribuiscono tramite le linee elettriche al vicino o a chi ne ha maggiormente bisogno in quel momento. L’uso di idrolizzatori per la produzione di idrogeno potrano essere installati successivamente, quando la tecnologia sarà matura, di energia per alimentarli ne avremo in abbondanza.

 

La mia email: enricom75@gmail.com

 

PRIVATIZZARE L’ACQUA IN ITALIA ? Politici italiani (ormai tutti), fate pena !

9 settembre 2008

Riporto una notizia dall’associazione ACQUABENECOMUNE, clicca qui per l’articolo originale. Ovviamente la televisione non ne ha parlato … c’è ancora qualcuno che crede nei telegiornali?

Una riforma dei servizi pubblici locali neoliberista, privatizzatrice e che salvaguarda le “rendite dei poteri forti”.

1. La Camera dei deputati ha approvato la legge di conversione del decreto legge 112, ricorrendo al voto di fiducia e con la riscrittura complessiva del dl attraverso un maxiemendamento che ha raccolto tutte le modifiche intervenute. Tra le tante norme lì contenute, su cui abbiamo avuto modo di intervenire più volte, che ora passeranno al Senato per avere l’approvazione definitiva, ci interessa soffermarci su quanto previsto in materia di sevizi pubblici locali a rilevanza economica ( art.23 bis che vi alleghiamo).

2. Il testo è stato modificato più volte nel corso della discussione; quello finale approvato alla Camera, in ogni caso, non si discosta, sin dall’inizio, dalla la logica neoliberista che l’ha sempre ispirato (al comma 1 si specifica che esso è costruito “al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale”) e che si sostanzia nel fatto che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a imprenditori o società mediante il ricorso a gara. In deroga a questa modalità di affidamento, ma con il vincolo di doverlo motivare, attraverso una relazione da trasmettere all’Antitrust ( che può esprimersi su di essa entro 60 giorni), “per situazioni che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato”, l’affidamento può avvenire “ nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria”.

Ciò, in buona sostanza, significa che, pur con una procedura restrittiva, rimane possibile l’affidamento diretto alle società a totale capitale pubblico che abbiano i requisiti dell’”in house” e viene estesa anche ad Enti di diritto pubblico, come le Aziende speciali e i Consorzi, visto che la giurisprudenza europea si è più volte pronunciata in questa direzione.

E’ stato fatto notare, per esempio da parte della ministra ombra Lanzillotta e dall’On. Casini dell’Udc, come tale impostazione non aprirebbe a sufficienza al mercato e, sostanzialmente, non conterrebbe grandi novità rispetto alla situazione attuale. Per quanto ci riguarda, non possiamo che constatare come, effettivamente, l’ultimo testo Lanzillotta fosse ancor più liberista dell’attuale, visto che apriva ai privati anche la proprietà delle reti e che l’unica deroga all’affidamento tramite gara era quella della gestione “in house” e in termini ancora più restrittivi. In ogni caso, va comunque rimarcato come il testo approvato spinga in una direzione ben precisa di messa sul mercato dei servizi pubblici rispetto a quanto finora esistente, e cioè l’art. 113 dei Testo Unico Enti Locali 267/2000 che lasciava libertà di scelta agli Enti Locali sulle tre forme di affidamento ( gara, SpA mista, SpA “in house”).
Peraltro, a quest’impronta neoliberista si affianca – ma non c’è da stupirsi ed è questo semmai il vero rilievo da eccepire, l’emergere di una logica di protezione corporativa,- un’impostazione tesa a non colpire i soggetti forti del sistema, e in specifico le SpA miste quotate in Borsa. Infatti, se, in termini generali, i soggetti gestori cui è stato affidato il servizio in modo diretto non possono acquisire la gestione di ulteriori servizi né in altri ambiti territoriali, questo non vale per le SpA miste quotate in Borsa, che potranno continuare a “fare shopping” in Italia e in giro per il mondo.
Per quanto riguarda più in specifico il settore dell’acqua, viene introdotta una norma ( art. 9 bis), in base alla quale “le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni affidate ai sensi del comma 3” ( e cioè le SpA “in house” e quelle a Enti di diritto pubblico). Ora, al di là dell’intento “punitivo” per il servizio idrico che, anche grazie alla nostra iniziativa, è quello che ha più resistito ai processi di privatizzazione, tale formulazione significa che, al termine massimo del gennaio 2011 si dovrà necessariamente andare a nuove assegnazioni in tutti gli ATO nei quali : a) il servizio non è ancora stato affidato, b) esistono le gestioni salvaguardate”e c) esistono le gestioni affidate a SpA miste.
Infine, il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni, dovrà emanare, entro 6 mesi, uno o più regolamenti per normare diverse questioni, tra cui quella di “prevedere l’assoggettamento dei soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali al patto di stabilità interno e l’osservanza da parte delle società in house e delle società a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l’acquisto di beni e servizi e per l’assunzione di personale”, con il chiaro intento di rendere ancora più residuali tali forme di affidamento.

3. E’ evidente il giudizio che si può esprimere sull’impianto e la filosofia del provvedimento. Siamo di fronte ad una inaccettabile logica neoliberista e privatizzatrice a cui si assomma l’idea di salvaguardare le “rendite dei poteri forti”, in particolare le SpA quotate in Borsa. Per dirla in estrema sintesi, possiamo sostenere che su questo terreno si è realizzata una piccola “summa” del tremontismo, che accoppia nei fatti, al di là di quanto dichiarato, liberismo e rapporto privilegiato con i poteri forti.
Va tuttavia notato come la normativa che esce dal provvedimento, anche perché su questo punto sono state avanzati rilievi specifici da parte del Servizio studi della Camera, recepisca gli orientamenti dell’Unione Europea in materia di affidamento diretto a soggetti pubblici, riaprendo di fatto la possibilità, seppure limitata dalle procedure previste e dal fatto di assoggettarla al Patto di stabilità interno, del ricorso all’affidamento tramite Enti di diritto pubblico.

4. Si tratta, in definitiva, di un provvedimento profondamente negativo che rischia di aprire la strada a processi di privatizzazione ben più estesi di quelli che abbiamo conosciuto negli anni passati. Ancora più forte e determinata dovrà dunque essere, pur nelle mutate condizioni, l’iniziativa che abbiamo finora messo in campo, per opporvisi direttamente e per riaffermare il ruolo fondamentale dell’intervento pubblico e della partecipazione sociale in servizi che garantiscono fondamentali diritti di cittadinanza. Più in particolare per quanto riguarda la nostra lotta per la ripubblicizzazione del servizio idrico a partire dai territori, occorre la forte consapevolezza di come la nostra impostazione non sia messa in discussione dall’approvazione di tale provvedimento.
Viene infatti confermata la possibilità dell’affidamento a Enti di diritto pubblico, e acquisice ancor più ragioni la nostra battaglia politica per il riconoscimento del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica, dunque non soggetto alla legislazione nazionale, questa compresa, bensì gestibile, sulla base della volontà degli Enti Locali, attraverso affidamento ad Enti di diritto pubblico.
Perfino la scadenza del dicembre 2010 come termine per le concessioni rilasciate senza gara, può, addirittura, essere vista come un’opportunità, se, ovviamente, saremo in grado di intervenire adeguatamente, in coerenza con quanto da noi definito. Da questo punto di vista, lo stesso svolgimento del 2° Forum Nazionale dei Movimenti per l’acqua del prossimo autunno, deciso nell’ultima riunione del Coordinamento nazionale dei Movimenti per l’acqua, può costituire un passaggio assai importante per rilanciare le nostre politiche e un appuntamento nel quale il nostro contributo può essere fondamentale perché ciò possa realizzarsi.    FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Aggiungo solo che dev’essere chiaro a tutti che l’acqua e’ un diritto e non una merce ! Ci sono numerose iniziative, tra cui: IMBROCCHIAMOLA e METTIAMOLA FUORI LEGGE (riferito alla pubblicità dell’acqua in bottiglia). Se potete date il vostro contributo!