Posts Tagged ‘Indiani d’America’

Cosa vogliono quelli che manifestano e protestano?

9 ottobre 2011


Ogni stato ha le sue storie specifiche e i suoi casi di corruzione o altro … eppure ci si accorge che scavando nell’animo dei manifestanti, dei rivoltosi, ci sono sempre e solo due “sensazioni”, due stati d’animo che più di altri contribuiscono a schiodare dalla televisione centinaia di migliaia (se non milioni) di persone. Per spiegarmi meglio non riesco a trovare parole che riescano a descrivere questi due stati d’animo, ci proverò dunque con due storielle che rendono l’idea meglio di qualunque articolo.

La prima storia è QUESTA
La seconda comincia qui sotto:

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana
successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 € la settimana successiva, tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca.

Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il corso dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato
rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.
Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi
sociali, per le strade, per la sanità. Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.
Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la
campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete?
Se queste storie vi ricordano qualcosa, ritroviamoci a Roma Sabato 15 ottobre 2011
Giornata internazionale di mobilitazione globale, perchè se perdiamo la capacità di indignarci di fronte ai soprusi e alla corruzione, allora non ci resta altro da fare che lamentarci di noi stessi!
Fate circolare queste storielle… d’altra parte, ne hanno bisogno soprattutto gli adulti! ^^
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I 10 comandamenti dei Nativi Americani

5 maggio 2010

 

  1. La Terra è la nostra Madre, abbi cura di Lei.
  2. Onora (rispetta) tutti i tuoi parenti.
  3. Apri il tuo cuore ed il tuo Spirito al Grande Spirito.
  4. Tutta la vita è sacra, tratta tutti gli esseri con rispetto.
  5. Prendi dalla Terra solo ciò che è necessario e niente di più.
  6. Fai ciò che bisogna fare per il bene di tutti.
  7. Ringrazia costantemente il Grande Spirito per ogni giorno nuovo.
  8. Devi dire sempre la verità, ma soltanto per il bene degli altri.
  9. Segui i ritmi della natura, alzati e ritirati con il sole.
  10. Gioisci nel viaggio della vita senza lasciare orme.

Provate a immaginare come sarebbe stato diverso il mondo se questi comandamenti fossero quelli abbracciati dalle varie chiese del mondo, rileggeteli e provate a pensarci veramente …

… bello non trovate?   (Adoro il quinto, è perfetto per quest’epoca).

 
Ho fiducia che torneremo a vivere con quella saggezza e con la stessa “sacralità” nei confronti della Natura e della Vita.
Il mondo intero è in fermento, il sistema sociale ed economico basato sulla continua crescita utopistica del PIL sta volgendo al termine … e ovviamente lo farà nel modo più distruttivo possibile.
Come un grosso animale ferito, questo sistema morente si sta difendendo con le unghie cercando di resistere il più possibile,  nel vano tentativo di mantenersi in piedi. Ogniuno di noi E’ una cellula di questa “bestia” e possiamo decidere singolarmente se aiutarla a restare in piedi (rispondendo come perfetti consumatori agli input televisivi, uscendo dai centri commerciali con 4 borse, guidando un SUV…)   o se aiutarla a rassegnarsi ad una nuova evoluzione. Dobbiamo solo fare le scelte giuste in questi tempi burrascosi e non farci prendere dal panico come invece faranno le “cellule” che cercano di tenere in vita la bestiaccia pulciosa…
Per quelli come noi che (simili ai nativi americani) capiscono, percepiscono l’ “Essenza” della Vita e della Natura, non resta altro da fare che sedersi sulla classica riva del fiume … e attendere …
sento che l’attesa non sarà lunga per un reale, profondo cambiamento ….

La Vita delle Piante

2 marzo 2010

Le piante sono esseri viventi a tutti gli effetti, chi va spesso per boschi lo sa bene. La loro vita è però silente, percepibile solo a chi sa “Ascoltare” al di là dei cinque sensi. Comunicano tra loro e non solo,  provano una cosa che possiamo interpretare come “emozioni”. Dove ci sono piante sotto (e sopra) brulica la vita:  vermi, funghi, insetti, muschio, parassiti, ragni, scoiattoli, uccelli ………e  noi ………
Con il nostro stile di vita ci siamo “leggermente” dissociati da questa semplice verità, da questa “sacralità” insita nel percepirci semplicemente parte di un organismo complesso più grande di noi (…e più saggio!).

Se ne era accorto Seneca:

Se ti si affaccia selva folta di piante annose e d’insolita altezza, che pel denso intreccio dei rami tolga alla luce del cielo di penetrarvi: quel luogo eupo e segreto, e l’ammirazione di quell’ombre protese ti fanno fede dell’esistenza delle divinità. 

Boudelair ne era addirittura spaventato:

Voi mi atterrite, immensi boschi, come se foste cattedrali. Quando urlate come l’organo, e nei nostri cuori maledetti,camere di eterno lutto dove vibrano rantoli antichi, rispondono gli echi dei vostri De profundis.

Il Buddha lo percepiva chiaramente:

La foresta è un organismo di illuminata bontà e benevolenza. Nulla domanda per la propria esistenza e moltiplica con generosità i prodotti della sua attività vitale, offrendo protezione ad ogni essere ed elargendo ombra anche al taglialegna che la distrugge.

Anche alcuni Santi Cristiani lo capirono, come San Bernardo di Chiaravalle:

Troverai più nei boschi che nei libri, gli alberi e le rocce t’insegneranno cose che nessun maestro ti dirà.

e ovviamente San Francesco:

Laudato si, mi signore per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta e governa, e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba …

E’ stato decatato da Shakespeare in “Come vi piace”:

E ora, miei compagni e fratelli d’esilio,  ditemi voi se la consuetudine non ha fatto di questa vita un bene più dolce della pompa mondana. Non sono più fidati i boschi che le sale della corte invidiosa ? (…) Questa vita nostra che scorre romita dal mondo sa intendere le voci delle piante, ascoltare i sermoni delle pietre, leggere la corrente che va via: trovare in ogni cosa il suo bene. Oh, non cambierei con nessuno il mio stato …..

e pensare che era una cosa ovvia, naturale, scontata al tempo dei Nativi Americani come Alce Nero:

Mi trovavo sulla montagna più alta, e intorno a me e sotto di me c’era l’intero cerchio del mondo. Mentre ero lì vidi più di quanto io possa dire, e compresi più di quanto vidi; perché vedevo in modo sacro le forme di tutte le cose nello spirito, e la forma di tutte le forme, perché queste devono vivere insieme come un unico essere. E vidi che l’anello sacro della mia gente era uno dei tanti anelli che compongono un cerchio vasto come la luce del giorno e il chiarore delle stelle, al centro cresceva un albero possente e rigoglioso, fatto per offrire riparo a tutti gli uomini, figli di una sola Madre e di un solo Padre. E vidi che era SACRO.

Fortunatamente ovunque ci sono piccoli segnali di un cambiamento di tendenza, c’è chi fa ascoltare musica classica ai vigneti per produrre buon vino (con risultati certificati di tutto rispetto) e c’è chi si è inventato un apparecchio in grado di tradurre in suoni le voci delle piante … diversi modi di interagire con l’udito, in attesa che l’ego e con lui l’avidità e la vanità del mondo consumistico si dissolva in noi permettendoci di “Ascoltare” veramente … e magari di capire fino in fondo quanto fuori strada siamo andati, per porvi finalmente rimedio.

Mauro Corona, un’altra voce dalla Montagna

10 settembre 2009

MauroCorona

Ho conosciuto Mauro Corona anni fa, grazie ad alcuni suoi libri, poi ho avuto modo di scambiarci 4 chiacchiere, sotto le parete di arrampicata di Erto.
Mi è subito piaciuto il suo modo di scrivere e di fare (schietto, diretto) e il suo rapportarsi con la Natura, rispettoso al punto di sfiorare la devozione. Cresciuto tra boschi, rocce, un (bel) pò di vino e molti libri ha molte storie da raccontare. Leggendo un suo libro si ha la sensazione di essere seduti a chiacchierare con un vecchio amico, uno di quelli rari, con cui parli con il cuore.

Quello che non sapevo è che anche lui fosse uno di quei “pirati” che credono nella teoria del picco  Hubbert.

Ma quale crisi? Il bello deve ancora arrivare!

5 agosto 2009
Previsioni sull'andamento dell'estrazione di fonti di energia fossile
Previsioni sull’andamento dell’estrazione di fonti di energia fossile
Anche il buon Obama purtroppo ha cominciato a fare previsioni sulla cosiddetta “crisi”. 
Fidandosi (forse troppo) degli autori dei suoi interventi è riuscito ad affermare anche che siamo “all’inizio della fine della grande recessione“.

Ci sono persone che continuano a ragionare come se tutto quello che abbiamo oggi sia dovuto… che NON PUO’ cambiare nulla nel nostro stile di vita, che avremo tutto ciò a cui siamo abituati, senza alcuna interruzione, per sempre. Ci sono anche persone, come il nostro valente statista che dopo aver negato per mesi l’esistenza della “crisi” se ne convince ma dichiara che la soluzione è l’ottimismo … basta non pensarci e non parlarne. Vede poi che non funziona (ovviamente per colpa della stampa comunista-pessimista)  e prepara un piano geniale per rilanciare l’economia: costruire 100mila abitazioni, cemento e asfalto ovunque, tanto quelle cose verdi là … come si chiamano … PIANTE, a cosa servono? non fanno fatturato! 
Posso immaginare (e condividere) la felicità del grande Adriano Celentano

Forse è vero che quelli che hanno il potere di cambiare le cose non si arrenderanno mai ad un nuovo paradigma che avanza, eppure timidi segnali mostrano che alcuni eminenti personaggi  di eminenti istituti di ricerca cominciano ad appoggiare la tesi di coloro che già da tempo si stanno preparando ad un cambiamento radicale.

Il grafico di inizio post indica le stime fatte da vari centri di ricerca ma non è aggiornato proprio perchè la IEA e CERA hanno rivisto le loro posizioni. L’immagine l’ho tratta dal sito di “The Oil Drum” (www.theoildrum.com).
Clicca qui per vedere l’immagine a schermo intero … e cominciate a prepararvi.

Forse nuove tecnologie e antiche saggezze potrebbero fondersi per creare qualcosa di diverso dall’attuale sistema economico basato sulla continua utopica crescita.

La bambina che zittì il mondo per 6 minuti.

30 luglio 2009

Nel 1992 una bambina di 12 anni che si chiamava Severn Suzuki andò ad un congresso delle Nazioni Unite. Andò con un discorso composto con le sue amiche e lo lesse di fronte a capi di stato, politici, giornalisti, amministratori. Zittì tutti per 6 minuti. Pur cosciente che con le sole parole non si fanno cambiamenti radicali, questa bambina è riuscita a parlare diritta al cuore dei potenti. Mise completamente a nudo con semplici parole le incoerenze della società moderna.

Persone come lei sono veri “Santi”, e quelle sono le vere parole che non bisognerebbe mai stancarsi di pronunciare altro che Herr Ratzinger e la finestrella della domenica …

GRAZIE Greenpeace!

6 giugno 2009

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Grazie perchè da decenni vi battete contro la logica dei profitti e del consumo fine a se stesso.

Grazie perchè vi impegnate anima e corpo, rischiando in prima persona, anche la vita.

Grazie perchè le informazioni che date sui vostri siti sono sempre esaustive, dettagliate e precise.

Grazie per non accettare fondi da partiti o aziende mantenendo così la vostra dignità, coerenza e indipendenza.

Grazie per avere la sensibilità e la passione che mi hanno travolto fin dall’82  (quando all’età di 7 anni assistevo in tv alle vostre azioni in Canada per impedire l’uccisione di migliaia di cuccioli di foca).

Grazie per capire l’importanza delle popolazioni e delle tribù locali, per capire che non sono inferiori a noi occidentali o ignoranti … hanno infatti una differente intelligenza, non per questo inferiore alla nostra.

Grazie RAINBOW WARRIORS !

Ci sarà un giorno in cui gli uccelli cadranno dal cielo, gli animali che popolano i boschi moriranno, il mare diventerà nero e i fiumi scorreranno avvelenati. Quel giorno, uomini di ogni razza si uniranno come guerrieri dell’arcobaleno per lottare contro la distruzione della Terra 

(leggenda degli indiani nordamericani “Kwatkiutl”)

Benedetta Irrequietezza

17 maggio 2009

“Benedetta Irrequietezza” è il titolo dell’ultimo libro di Paul Hawken. Non vedo l’ora di leggerlo. Questa sensazione di irrequietezza, questa aria di rivoluzione … ne avevo già parlato in alcuni post e devo dire che mi rallegra trovare giorno dopo giorno qualche piccola conferma.

Il “Cervello Globale” sta prendendo forma e le sinapsi cominciano a formarsi. Una specie di cervello, in cui ciascuno di noi rappresenta una cellula, sta cominciando a elaborare i suoi primi pensieri. Questa convergenza di sfide enormi, di portata globale, che ci troviamo a dover affrontare simultaneamente quali il riscaldamento globale, il picco del petrolio, ci stanno costringendo a “maturare” in fretta. Come persona, come genere, come specie. Come un unico “organismo”.

Lettera di un capo tribù al presidente degli Stati Uniti

8 settembre 2008

Un sorriso amaro mi esce, ora che sono adulto, nel pensare a quanti film ho visto in cui i cattivi erano gli indiani. Quanto ho giocato con i piccoli cowboy di plasticaccia marrone che facevo sempre vincere nella loro lotta contro i “selvaggi assassini”. La verità era ben altra, e quando l’ho appresa in adolescenza, mi ha colpito profondamente dandomi la sensazione di vivere in un vero e proprio palcoscenico in cui anche i miei pensieri recitavano la loro parte. (…a quanti inganni, a quante menzogne siamo stati sottoposti …. ma … e adesso…? crediamo davvero che i nostri pensieri siano più liberi di un tempo?…).  

Gli indiani d’America, vivevano riuniti in tribù lungo i fiumi e i laghi: erano spesso nomadi e dediti alla caccia e alla pesca. A differenza nostra avevano saputo accontentarsi del necessario, di quello che gli bastava. Ebbero i primi contatti con gli Europei dopo che iniziarono le migrazioni di inglesi nel continente americano. A poco a poco il numero dei bianchi aumentò sempre più costringendoli a ritirarsi in zone sempre più ristrette, per i massacri che subivano ad opera degli invasori, fino ad essere confinati nelle riserve. Ma questo non impedì all’uomo bianco di continuare a sterminarli fino alla quasi estinzione. Difatti, ad oggi i nativi d’ America sono circa 400 mila. Il documento, qui integralmente riprodotto, è una lettera scritta dal capo tribù Capriolo Zoppo nel 1854 indirizzata al presidente degli stati uniti Franklin Pirce. Essa è la risposta (tra l’altro di un’ attualità disarmante) alla precedente richiesta da parte degli invasori, di acquistare le loro terre. E’ senz’altro una delle più elevate espressioni di sintonia dell’Uomo con la Natura ed esprime la ricchezza immortale, universale, antica, della saggezza dei semplici “popoli nativi”, dei veri “indigeni” di ogni luogo della terra. Questo post non posso non dedicarlo ai miei figli e a tutte le persone che, come me, amano davvero la Natura.

Buona lettura !  … è lungo ma ne vale davvero la pena, ve lo consiglio !

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Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello. L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto. Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte? Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro. L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati. Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere. Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate. Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti. Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri. Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo. Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti. Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!
Capriolo Zoppo, 1854