Non chiamiamola “crisi”, questa è la nascita di una nuova economia … e doveva succedere.


  

Questa che stiamo affrontando viene presentata dai media come una “crisi”.

La parola CRISI ormai si è impadronita di tutti i classici palinsesti, pare che siano tutti d’accordo nel definire la “crisi” in ogni modo:

 

Crisi economica

Crisi dell’occupazione

Crisi dei trasporti
Crisi energetica

 

  Quello di cui non si rendono conto, mentre sparano pronostici su quando cesserà, è che se torniamo a vivere con i ritmi di crescita che avevamo, il pianeta non saprà sostenerci che per altri 70/100 anni.
Ormai dobbiamo ammetterlo, per quanto difficile sia … il tenore di vita al quale eravamo arrivati era (ed è tuttora) insostenibile. Una crescita INFINITA del PIL non è attuabile su un pianeta con risorse FINITE … nono serve nemmeno pensarci per rendersi conto dell’ovvietà della cosa. 

Il termine “Descrescita” però non mi piace per niente. Anche se sarà effettivamente così, se osservato da un punto di vista puramente “economico”, questa sarà anche una fase di crescita costante della qualità della vita, dell’organizzazione a livello locale di un commercio basato su prodotti coltivati/fobbricati in zona dove ogniuno mette ciò che può, seguendo le proprie passioni, le proprie capacità. Dobbiamo essere pronti a reinventare il nostro lavoro e la nostra visione dello stesso e del mondo se vogliamo affrontare i prossimi periodi con un minimo di serenità.

Qui di seguito vi giro una lista di 10 consigli per aiutare questa “rivoluzione verde”. Se ad una prima letta veloce molti possano sembrare impossibili, già alcuni sono tranquillamente realizzabili già oggi mentre altri lo saranno a breve … magari tra meno di 5 anni …  

  

I primi 10 consigli per aiutare la decrescita ( o neocrescita n.d.e.)

 di Cheynet e Clementin di Casseurs de pub.


1. Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarsene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine. Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.
Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi…Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.

2. Liberarsi dall’automobile
Più che un oggetto, l’automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l’aumento dell’effetto serra. L’automobile provoca guerre per il petrolio di cui l’ultima per data è il conflitto irakeno. L’automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L’automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo.
Noi le preferiamo: il rifiuto dell’ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.

3. Liberarsi dal telefonino
Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. “Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante”. Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi.
Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.

4. Rifiutare l’aereo
Rifiutare di prendere l’aereo, è prima di tutto rompere con l’ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l’aereo. Meno dell’1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L’aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell’alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze.
Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.

5. Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.
Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.

6. Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivelano la barbarie tecnoscientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. E’ meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.

7. Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità

8. Politicizzarsi
La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè “equo” di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l’economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano.
Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. E’ ora di propagare l’idea della decrescita.

9. Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai “divertimenti” o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)
Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.

10. Coerenza
Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. E’ la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà.
Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c’è un modo per vivere “immacolati” sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.

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3 Risposte to “Non chiamiamola “crisi”, questa è la nascita di una nuova economia … e doveva succedere.”

  1. Notizie dai blog su Non chiamiamola più “crisi”! Says:

    […] Non chiamiamola “crisi”, questa è la nascita di una nuova economia … e doveva succedere.     Questa che stiamo affrontando viene presentata dai media come una “crisi”. blog: Natural R(e)volution | leggi l'articolo […]

  2. alex Says:

    Ma…. bello, molto figlio dei fiori:
    conviene pero’ tenere i piedi in terra e sognare meno

  3. Enrico Marcolongo Says:

    Non è questione di “figlio dei fiori” o di altre etichette comode e veloci …
    Viviamo in un sistema economico in cui per sostenere “i sogni” del 10% della popolazione mondiale si sfruttano le risorse del restante 90%.
    I SOGNI di oggi sono quelli di possedere molto denaro, potere, ruoli di prestigio, macchinoni enormi … tutto ciò che possa soddisfare il nostro ego … e quando raggiungiamo i nostri obiettivi la ricerca non è finita perchè permane quella voglia di qualcos’altro che non abbiamo, di un altro sogno da realizzare … e via così, fino alla completa distruzione del pianeta …
    Da quel punto di vista hai sicuramente ragione … occorrerebbe tenere i piedi per terra, essere più presenti a sè stessi, SOGNARE MENO, accontentarsi di più.

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