Archive for giugno 2009

Un grido dal Perù giunge fin qui: “LA SELVA NO SE COMPRA NI SE VENDE !”

15 giugno 2009
Scorcio di Foresta Peruviana

Scorcio di Foresta Peruviana

“La rivoluzione è convincere e lottare per una società giusta, degna, solidale 
La rivoluzione è vita nuova!”
                                          
                                                                                                                     Marìa Elena Moyano

 

Leggetevi un po’, cosa sta succedendo in Perù ! Grandi Peruviani !

Date poi un occhio, a cosa è successo in Nigeria. Avanti così!
Considerando poi quello che hanno evitato in Madagascar, direi che risulta chiara la direzione che la popolazione mondiale vuole seguire.  E’ arrivato il momento per la vecchia economia di pagare il conto … finalmente!

L’uomo, l’animale più pericoloso del pianeta (e il video semi-scomparso).

15 giugno 2009
Cucciolo gettato nel burrone da militare USA in Iraq

Cucciolo gettato nel burrone da militare USA in Iraq

L’uomo non uccide solo per stretta necessità a differenza di tutti gli altri animali presenti sul pianeta…
L’uomo uccide per denaro
L’uomo uccide per invidia
L’uomo uccide per noia
L’uomo uccide per divertimento
L’uomo uccide per ignoranza
L’uomo uccide per insensibilità

Date un occhio a questo video se il link è ancora funzionante … sta per essere insabbiato. Da youtube sono già riusciti a farlo sparire.
Ritrae due militari statunitensi in Iraq che gettano da una rupe un cucciolo di cane impaurito.
Fa rabbrividire la serenità e il clima gioviale che riescono a creare mentre compiono un gesto che non ha nemmeno una spiegazione … che lascia quasi frastornati tanta è l’insensibilità dei due imbecilli. La mente che muove quel braccio non ha quasi nulla di umano e mi fa pensare a quegli uomini in divisa come ad esseri completamente diversi da me tanto è lontano il punto di vista delle cose, del valore attribuito alla vita in qualunque forma essa si manifesti.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

… a voi ogni commento …

Non chiamiamola “crisi”, questa è la nascita di una nuova economia … e doveva succedere.

14 giugno 2009

  

Questa che stiamo affrontando viene presentata dai media come una “crisi”.

La parola CRISI ormai si è impadronita di tutti i classici palinsesti, pare che siano tutti d’accordo nel definire la “crisi” in ogni modo:

 

Crisi economica

Crisi dell’occupazione

Crisi dei trasporti
Crisi energetica

 

  Quello di cui non si rendono conto, mentre sparano pronostici su quando cesserà, è che se torniamo a vivere con i ritmi di crescita che avevamo, il pianeta non saprà sostenerci che per altri 70/100 anni.
Ormai dobbiamo ammetterlo, per quanto difficile sia … il tenore di vita al quale eravamo arrivati era (ed è tuttora) insostenibile. Una crescita INFINITA del PIL non è attuabile su un pianeta con risorse FINITE … nono serve nemmeno pensarci per rendersi conto dell’ovvietà della cosa. 

Il termine “Descrescita” però non mi piace per niente. Anche se sarà effettivamente così, se osservato da un punto di vista puramente “economico”, questa sarà anche una fase di crescita costante della qualità della vita, dell’organizzazione a livello locale di un commercio basato su prodotti coltivati/fobbricati in zona dove ogniuno mette ciò che può, seguendo le proprie passioni, le proprie capacità. Dobbiamo essere pronti a reinventare il nostro lavoro e la nostra visione dello stesso e del mondo se vogliamo affrontare i prossimi periodi con un minimo di serenità.

Qui di seguito vi giro una lista di 10 consigli per aiutare questa “rivoluzione verde”. Se ad una prima letta veloce molti possano sembrare impossibili, già alcuni sono tranquillamente realizzabili già oggi mentre altri lo saranno a breve … magari tra meno di 5 anni …  

  

I primi 10 consigli per aiutare la decrescita ( o neocrescita n.d.e.)

 di Cheynet e Clementin di Casseurs de pub.


1. Liberarsi dalla televisione
Per entrare nella decrescita, la prima tappa è prendere coscienza dei propri condizionamenti. Il primo portatore di condizionamenti è la televisione. La nostra prima scelta sarà di liberarsene. Così come la società dei consumi riduce l’uomo alla sua dimensione economica – consumatore -, la televisione riduce l’informazione alla superficie, l’immagine. Media della passività, quindi della sottomissione, non smette di far regredire gli individui. Per sua natura, la televisione richiede la rapidità, non tollera i discorsi approfonditi. La televisione inquina al momento della sua produzione, durante l’utilizzo e poi come rifiuto.
Noi le preferiamo la nostra vita interiore, la creatività, imparare a fare musica, fare ed assistere a spettacoli viventi…Per tenerci informati abbiamo delle scelte: la radio, la lettura, il teatro, il cinema, incontrare gente, ecc.

2. Liberarsi dall’automobile
Più che un oggetto, l’automobile è il simbolo della società dei consumi. Riservata al 20% degli abitanti della terra, i più ricchi, porta inesorabilmente al suicidio ecologico per la distruzione delle risorse naturali (necessarie per la sua produzione) o per i diversi tipi di inquinamento tra cui l’aumento dell’effetto serra. L’automobile provoca guerre per il petrolio di cui l’ultima per data è il conflitto irakeno. L’automobile porta anche come conseguenza una guerra sociale che provoca un morto ogni ora solamente in Francia. L’automobile è uno dei flagelli ecologici e sociali del nostro tempo.
Noi le preferiamo: il rifiuto dell’ipermobilità. La volontà di abitare vicino al luogo di lavoro. Camminare a piedi, andare in bicicletta, prendere il treno, utilizzare i trasporti collettivi.

3. Liberarsi dal telefonino
Il sistema genera dei bisogni che diventano delle dipendenze. Ciò che è artificiale diventa naturale. Come numero di oggetti della società dei consumi, il telefonino è un falso bisogno creato apposta dalla pubblicità. “Con la telefonia mobile, siete mobilitabili in un istante”. Assieme al telefonino butteremo via i forni a micro-onde, le falciatrici a motore, e tutti gli oggetti inutili della società dei consumi.
Noi preferiamo al telefonino la posta, la parola, ma soprattutto cercheremo di vivere per noi stessi invece di cercare di riempire il vuoto esistenziale con degli oggetti.

4. Rifiutare l’aereo
Rifiutare di prendere l’aereo, è prima di tutto rompere con l’ideologia dominante che considera un diritto inalienabile l’utilizzo di questo mezzo di trasporto. Però, meno del 10% degli esseri umani hanno già preso l’aereo. Meno dell’1% lo utilizza tutti gli anni. Questo 1%, la classe dominante, sono i ricchi dei paesi ricchi. Sono loro che detengono i media e fissano le regole della società. L’aereo è il mezzo di trasporto più inquinante per passeggero trasportato. A causa dell’alta velocità, sballa la nostra percezione delle distanze.
Noi preferiamo andare meno lontano, ma meglio, a piedi, sul carretto a cavallo, in bicicletta o in treno, in barca a vela, con ogni veicolo senza motore.

5. Boicottare la grande distribuzione
La grande distribuzione è inscindibile dall’automobile. Disumanizza il lavoro, inquina e sfigura le periferie, uccide i centri delle città, favorisce l’agricoltura intensiva, centralizza il capitale, ecc. La lista dei flagelli che rappresenta è troppo lunga per essere elencata qui.
Noi le preferiamo: prima di tutto consumare meno, l’autoproduzione alimentare (l’orto), poi le botteghe di quartiere, le cooperative, l’artigianato. Questo ci porterà anche a consumare meno e a rifiutare i prodotti industriali.

6. Mangiare poca carne
O meglio, mangiare vegetariano. Le condizioni di vita riservate agli animali di allevamento rivelano la barbarie tecnoscientifica della nostra civiltà. L’alimentazione carnea è anche un grosso problema ecologico. E’ meglio nutrirsi direttamente dei cereali che utilizzare il terreno agricolo per nutrire animali destinati al macello. Mangiare vegetariano, o comunque mangiare meno carne ci porta anche una miglior igiene alimentare, meno ricca in calorie.

7. Consumare prodotti locali
Quando si compra una banana delle Antille, si consuma anche il petrolio necessario al suo trasporto verso i nostri paesi ricchi. Produrre e consumare localmente è una delle condizioni migliori per entrare nel movimento di decrescita, non in senso egoistico, chiaramente, ma al contrario perché ogni popolazione ritrovi la sua capacità di autosufficienza. Per esempio, quando un contadino africano coltiva delle noci di cacao per arricchire qualche dirigente corrotto, non coltiva di che nutrirsi e nutrire la sua comunità

8. Politicizzarsi
La società dei consumi ci lascia la scelta: tra Pepsi-Cola e Coca-Cola o tra caffè Lavazza e caffè “equo” di Max Havelaar. Ci lascia delle scelte da consumatori. Il mercato non è né di destra, né di centro né di sinistra: lui impone la sua dittatura finanziaria avendo come obiettivo di rifiutare qualunque contraddittorio o conflitto di idee. La realtà sarà l’economia: gli umani si sottomettano. Questo totalitarismo è paradossalmente imposto in nome della libertà, di consumare. Lo status di consumatore è addirittura superiore a quello di essere umano.
Noi preferiamo politicizzarci, come persone, nelle associazioni, nei partiti, per combattere la dittatura delle fabbriche. La democrazia esige una conquista permanente. Muore quando viene abbandonata dai cittadini. E’ ora di propagare l’idea della decrescita.

9. Sviluppo della persona
La società dei consumi ha bisogno di consumatori servili e sottomessi che non desiderino più essere degli umani a tutto tondo. Questi non possono più esistere che grazie all’abbrutimento, per esempio davanti alla televisione, ai “divertimenti” o al consumo di psicofarmaci (Prozac…)
Al contrario, la decrescita economica ha come condizione uno sviluppo sociale ed umano. Arricchirsi sviluppando la propria vita interiore. Privilegiare la qualità della relazione con se stessi e con gli altri a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta vi possiederanno. Cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, ecco la vera forza.

10. Coerenza
Le idee sono fatte per essere vissute. Se non siamo capaci di metterle in pratica, serviranno solo a far vibrare il nostro ego. Siamo tutti a bagno nel compromesso, ma cercheremo di tendere alla maggior coerenza. E’ la scommessa della credibilità dei nostri discorsi. Cambiamo ed il mondo cambierà.
Questa lista sicuramente non è esaustiva. A voi completarla. Ma se non ci impegniamo a tendere verso la ricerca della coerenza, ci ridurremo a lamentarci ipocritamente sulle conseguenze del nostro stile di vita. Evidentemente non c’è un modo per vivere “immacolati” sulla Terra. Siamo tutti a bagno nel compromesso, e va bene così.

Sapete cosa è successo in Madagascar ?

14 giugno 2009

Questo mi sono sentito in dovere di postarlo perchè certe notizie dovrebbero girare il più possibile …  un ennesimo piccolo segnale della Green Revolution in atto.
Per fortuna, le persone hanno ancora il coraggio di ribellarsi ai soprusi (per lo meno fuori dall’Italia).

Date una letta qui:
http://petrolio.blogosfere.it/2009/03/madagascar-un-golpe-contro-una-multinazionale.html

La rivincita dei “sognatori”.

9 giugno 2009

sognatore

Che dire … COMPLIMENTI !

A pochi giorni dal precedente post dedicato a Greenpeace mi ritrovo a dovergli fare ancora i complimenti per i loro successi. L’ultima “battaglia” vinta (almeno in parte) riguarda la campagna contro la deforestazione dell’Amazzonia attualmente in atto anche per far posto agli allevatori di pelle delle grandi industria alimentare, dell’arredamento, della moda e delle scarpe.

Alcuni marchi la cui filiera è stata contaminata (magari senza saperlo) dai prodotti di questo crimine sono:

Adidas
BMW
Geox
Chateau d’Ax
Carrefour
EuroStar
Ford
Honda
Gucci
Ikea
Kraft
Cremonini
Nike
Tesco
Timberland
Toyota
Wal-Mart 
ecc….ecc….ecc….

Ora, l’approccio nei confronti di queste aziende non è più stato un atteggiamento di boicottaggio. Si è dimostrato infatti che risultava una scarsa percentuale di successo, peraltro temporaneo  e aveva l’effetto di irrigidire la controparte su posizioni poco ponderate. Da un po’ di anni la tecnica che risulta avere più successo è quella di trattare questi marchi per quello che sono, ossia come vittime inconsapevoli di un modo distruttivo di gestire il commercio, il mercato.
Si tratta di prendere contatto “ufficiale” con gli imprenditori e INFORMARLI,  dargli tutti gli elementi per fare in modo che siano loro stessi a rendersi conto che il gioco non vale la candela (….o che il profitto non vale il pianeta se preferite). Forse in buona fede, traditi del miraggio della riduzione “etica” dei costi, traditi da un sistema economico che è stato appurato scientificamente essere autodistruttivo se basato su una costante crescita (economica o di popolazione che sia).
Leggetevi questo documento redatto da 2500 scienziati di tutte le nazioni (ai più pigri consiglio almeno la pag.48 ) e date un’occhiata anche al rapporto sui limiti della crescita, commissionato al MIT di Boston.
E se ancora non bastasse, e se ancora credete che tutte queste cose siano solo teorie a noi lontane, che non ci riguardano, che è tutto un ciclo che va e viene e non succederà niente … beh, abbiate il fegato di andare nel sito del vostro comune e verificate di persona quanti giorni respirate aria inquinata oltre le soglie di tolleranza del corpo umano (stabilite dall’OMS).
Ad esempio QUI trovate quelle della città di Vicenza Noi siamo le prime generazioni che respirano un’aria del genere … qualunque altra persona nata e cresciuta in questo stesso pianeta ha respirato un’aria migliore della nostra, qualunque essere vivente, dal Proterozoico il periodo nel quale la Natura ha inventato la fotosintesi, regalandoci ossigeno.
Quel sacro ossigeno nel quale oggi sputiamo i nostri rifiuti vaporizzati o diluiamo i gas dei nostri (no, miei no!)  SUV.

Per questo le iniziative che porta avanti Greenpeace sono di un’importanza straordinaria. Nel caso della campagna di prima, migliaia di persone hanno spedito email informative ad ogni marchio interessato dal problema (agli amministratori delegati).
Ora provate ad immaginare centinaia, migliaia di aziende che rispondano positivamente ad iniziative come queste.
Immaginatevi che Greenpeace attivi un rapporto costruttivo con queste aziende nel trovare soluzioni eco-compatibili (ci sono, lo sapete benissimo che ci sono) per ridurre il più possibile gli impatti delle loro attività.

“Va là, il solito sognatore ambientalista”

Se questo è stato il vostro primo pensiero a queste righe, beh, allora sono veramente contento di deludervi perchè questi sogni stanno cominciando ad avverarsi.
 Il risultato infatti è stato molto positivo, infatti dopo pochi giorni ci siamo ritrovati una mail da parte di una di queste case (capita raramente). Eccone il contenuto:

Hello,
Thank you for your inquiry, and for voicing your concern about this issue.
Timberland is committed to minimizing the environmental impact of our business operations. 
We’re interested in engaging with Greenpeace and other in our industry about this situation. 
Thanks again for sharing your thoughts.
___________________________

Ciao
Grazie per la vostra inchiesta, e per esprimere la vostra preoccupazione su questo problema.
Timberland si è impegnata a minimizzare l’impatto ambientale delle nostre attività commerciali.
Siamo interessati a impegnarci con Greenpeace e le altre del settore in merito a questa situazione.
Grazie di nuovo per condividere i vostri pensieri.

 

Kate King
Timberland Corporate Communications

Cara Kate, grazie a te per aver colto il pensiero. Se tale iniziativa avesse interessato quell’ orfano del dubbio di Berlusconi, ci saremmo presi da “manipolo delle sinistre antagoniste” e non si sarebbe mai  lasciato fuggire un cenno di umiltà o di riflessione (sia mai!).
Sicuramente lo scambio di mail tra Timberland e Greenpeace non rimarrà senza seguito.
Questa volta, e credo sia la prima, Timberland ha dichiarato di volersi impegnare (e sembra in buona fede).
Per la prima volta hanno stretto la mano tesa da Greenpeace. Un gesto davvero degno di nota.
Questo significa che Greenpeace vigilerà che si cambi davvero rotta. Vediamo come andrà a finire questa bella opportunità.
Di sicuro per una volta al timone ci potrebbe essere un comandante del quale mi fiderei!
Avanti Greenpeace, che le vele, gonfiate dal vento del cambiamento, ci portino lontano, fino alle candide calme spiagge di un nuovo armonioso mondo.

Aspettiamo con ansia anche le risposte delle altre industrie … sperando che si decidano ad aprire gli occhi anche loro.

Questi video li dedico a tutti gli AD delle compagnie più inquinanti … vuoi mai che qualcuno di questi venga colto da improvvisa illuminazione?    😉

Pronti per il picco?

6 giugno 2009

wakeuppeakoil

In fondo al “picco del petrolio” (o “picco di Hubbert“) ci aspetta un mondo molto diverso. Se saremo abbastanza svegli e lungimiranti potrebbe essere un mondo migliore, quindi non c’è nulla di cui aver paura….

Basta prepararsi per tempo … e aspettarselo. Basta rassegnarsi alla “tragica realtà” che per sopravvivere basta MOLTO MOLTO MOLTO meno di quello che tutti abbiamo normalmente. Riconosco che per noi ricchi occidentali questo tipo di ragionamento non va molto a genio.

Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui riesce a fare a meno.
                                                                                                             (Henry David Thoreau)

A guardare questo video … sembra che subito dopo il “picco” possa venire utile anche un buon paracadute! ^_^

GRAZIE Greenpeace!

6 giugno 2009

cover-of-the-book-greenpeace

Grazie perchè da decenni vi battete contro la logica dei profitti e del consumo fine a se stesso.

Grazie perchè vi impegnate anima e corpo, rischiando in prima persona, anche la vita.

Grazie perchè le informazioni che date sui vostri siti sono sempre esaustive, dettagliate e precise.

Grazie per non accettare fondi da partiti o aziende mantenendo così la vostra dignità, coerenza e indipendenza.

Grazie per avere la sensibilità e la passione che mi hanno travolto fin dall’82  (quando all’età di 7 anni assistevo in tv alle vostre azioni in Canada per impedire l’uccisione di migliaia di cuccioli di foca).

Grazie per capire l’importanza delle popolazioni e delle tribù locali, per capire che non sono inferiori a noi occidentali o ignoranti … hanno infatti una differente intelligenza, non per questo inferiore alla nostra.

Grazie RAINBOW WARRIORS !

Ci sarà un giorno in cui gli uccelli cadranno dal cielo, gli animali che popolano i boschi moriranno, il mare diventerà nero e i fiumi scorreranno avvelenati. Quel giorno, uomini di ogni razza si uniranno come guerrieri dell’arcobaleno per lottare contro la distruzione della Terra 

(leggenda degli indiani nordamericani “Kwatkiutl”)