Archive for settembre 2008

Cremazione, l’ultimo egoismo.

26 settembre 2008

Qualche volta capita di pensare alla vita e alla morte. Riguardo quest’ultima, ho trovato molto interessante notare le differenze tra il modo di affrontare la cosa tra gli animali e la “razza intelligente” (per forza di cose virgolettato).

Un animale quando muore, nel 95% dei casi è perchè è diventato cibo per un predatore mentre il 5% residuo, quando muore cade semplicemente al suolo e segue il normale ciclo di decomposizione nutrendo larve, insetti, che poi saranno a loro volta cibo per uccelli (giusto per fare un esempio) e così via. Rientrano in un certo senso “in circolo”. Non ci trovo nulla di male in questo, anzi. Noi umani invece, non avendo nemici naturali o chissà per quale motivo ci siamo inventati “la cremazione”. Il vostro e il mio corpo, una volta morti mi spiace dirvelo brutalmente ma saranno solo 60-70-80 kg di “sostanza” che potrebbe essere infinitamente più utile se fosse utilizzata ad esempio per nutrire un campo o un albero. Quest’ultimo crescerebbe forte e rigoglioso capace di assorbire anidride carbonica e generare ossigeno per decenni. Dopo tanto aver cannibalizzato energie al pianeta, l’ultima azione alla quale molti riescono a pensare è quella di farsi bruciare, producendo a testa almeno 50 kg di anidride carbonica (senza contare l’energia spesa per il combustibile e per la produzione/combustione della bara). Come se ce ne fosse bisogno di CO2. Rispetto tutte le forme di religione per carità, ma giunti ai nostri giorni sembra essere di fatto l’ultimo gesto egoista di una civiltà egoista, che non ha mai saputo vedere più in là del suo naso.

Mesto, chino il capo di fronte al volere di quelle persone vicine alla morte che trovano nella cremazione una sorta di purificazione materiale e spirituale. Se questo veramente può aiutarli nel trapasso, lo capisco. Sono cosciente che il contributo dato dalle cremazioni rispetto il problema globale non raggiunge nemmeno il punto percentuale (…ma contribuisce).  Io invece vorrei essere seppellito nudo nella nuda terra (il più tardi possibile ovviamente).

Sembra però che la legge non lo conceda per una legge a tutela delle falde acquifere. I corpi in decomposizione potrebbero … inquinare (!)  Per una persona che vorrebbe ridurre al minimo la sua impronta ecologica sul pianeta, questo è davvero troppo. Non ci posso credere che non ci siano zone o “tecnologie” che potrebbero andare bene per soddisfare l’ultimo desiderio di centinaia forse migliaia di italiani.

Grande Claudio Messora di ByoBlu

25 settembre 2008

Volevo congratularmi con Claudio Messora dello splendido videoblog ByoBlu per i suoi videoarticoli sempre molto interessanti visionabili oltre che sul suo blog anche su youtube.

Questo qui sotto per esempio … l’idea che esprime la condivido in pieno e non avrei saputo dirla meglio, grande Claudio!

Contatore del mondo.

23 settembre 2008

In internet ci sono contatori di tutti i tipi ma questo è veramente fenomenale e completo. Ad esempio visualizza con appositi contatori quanta CO2 stiamo emettendo, quanta rinnovabile viene installata, c’è nè per tutti i gusti Tutto viene conteggiato, diviso per categorie. Dateci un’occhiata cliccando sul link sottostante. Direi che c’è ancora parecchio da fare …

http://www.poodwaddle.com/clocks2.htm

Omaggio a INTERNET e alla sua libertà di informazione.

23 settembre 2008

Questo vecchio video è un omaggio che voglio dedicare ad internet e a tutti i “connessi”.

Internet, nata nel 1962 dal progetto ARPA del Ministero della Difesa degli Stati Uniti, aveva finalità militari (come mezzo di comunicazione tra le truppe). Ma si sà, le cose cambiano e guardacaso negli ultimi anni è diventato il principale mezzo di informazione per favorire la pace e l’interscambio culturale tra i popoli. Leggi qui la storia completa di internet.

Chiudiamo le borse !

21 settembre 2008

“Forse non avete capito cosa sta succedendo. Qui il problema non è Wall Street che perde il 4%. Qui siamo a un passo dal collasso totale dei mercati, dalla crisi del sistema finanziario globale”.

Tratto dalla sezione “finanza” della Repubblica. 

Notizie come queste, all’apparenza terribili, dovrebbero invece rallegrarci. Io sono contento, è ormai noto che il PIL è un tasso che indica la crescita economica. Se questa crescita economica nei tempi dell’immediato dopoguerra era strettamente legata al benessere e alla qualità della vita, ora non lo è più. Anzi, più cresce il PIL (ad esempio se crolla un ponte, va ricostruito e il PIL aumenta) più noi ci indebitiamo, inquinando e raschiando il fondo delle materie prime.  Chiudiamole queste borse, sono il simbolo del nostro fallimento nella gestione di noi stessi, delle nostre energie, spese inutilmente per inseguire il benessere fine a sè stesso. Io, fossi in voi, andrei a ritirare i soldi dalle banche e di nasconderli piuttosto sotto un più sicuro metro di terra! Poi non dite che non vi avevo e non ci avevano avvisato…

La storia delle cose.

17 settembre 2008

Ottimo video trovato in giro per internet. Tratta il tema della vita dei prodotti, di tutti i prodotti di cui tutti facciamo largo uso ma troppo spesso ci dimentichiamo la fine che fanno.

Buona visione!

p.s.= Apriamo gli occhi … Revolution is NOW !

Dove sarà la zona più inquinata d’europa?

12 settembre 2008

Prima di leggere questo post vi consiglio di prendere un bel respiro e di trattenere il fiato.

Sii lodato, mio Signore, per il fratello vento, per il cielo nuvoloso e sereno e per ogni variazione atmosferica per mezzo del quale alle tue creature dai nutrimento.

Così recita un passo de “Il Cantico delle Creature” scritto da quell’Illuminato di San Francesco che come i nativi americani aveva capito dove viveva e da cosa dipendeva la sua sopravvivenza.

“Per fortuna” la scienza, la tecnologia e le banche si sono sviluppate e ci hanno permesso di vivere in una società più comoda. Abbiamo tutto e … buttiamo via tutto…. Se aprite il vostro armadio e ci guardate dentro ci vedrete i soliti vestiti, alcuni più nuovi e altri più vecchi. Se provate solo per un attimo a mettervi DAVVERO nei panni di qualche persona molto più povera di noi, ad esempio una persona che vive nelle favelas, nelle baraccopoli o peggio ancora, in Africa. Dentro quell’armadio ci vedrete qualcos’altro. Vedrete il necessario per vestirvi quasi per tutta la vita… l’armadio è lo stesso… e hanno ragione loro.  Siamo noi che percepiamo la realtà in maniera distorta, basta un buchetto nella maglia e ormai il 90% dei “consumatori” la getta per comprarne una nuova, la macchina quando ha 5 anni è vecchia … di telefonini e computer poi non parliamone… Io non riesco più a buttare via nulla, c’è mia moglie che ci pensa, agendo quasi di nascosto perchè sa quanto mi dia fastidio veder gettare ad esempio un paio di jeans. Per come la vedo io, anche se ha 4 o 5 buchi ed ha macchie che non vanno via è pur sempre utilizzabile (per esempio nei prati, quando vado per boschi, per stare in casa). Certo, ancora non riesco ad uscire per una cena indossandoli … ma mi piacerebbe farlo … sono dei jeans, finchè mantengono la funzione di coprirmi e ripararmi le gambe vuol dire che “funzionano”; Quando perderanno quella funzione, e solo allora, vorrà dire che … potrò cominciare ad usarli come stracci per asciugare in casa ! Cerchiamo di buttare via il meno possibile e di comprare il meno possibile. Riprendiamo l’uso dei nostri occhi, insegnamogli a vedere quali sono le cose VERAMENTE necessarie da quelle in più. Basta un minimo di sensibilità e capacità di mettersi nei panni di altre persone o creature.

NON E’ RETORICA O UN DISCORSO DI SOLA ETICA MORALE, QUI NE VA INNANZITUTTO DELLA NOSTRA SALUTE .

Troppo spesso si parla di “INQUINAMENTO” in termini molto astratti, dando cifre che la maggior parte delle persone fatica a comprendere, facendo sempre vedere nel servizio al telegiornale il solito tubo di scappamento della solita macchina filmata 15 anni prima. Bella informazione, non c’è che dire ! Quanti di voi hanno visto uno specialista descrivere su qualche TG questa immagine:

Mappa dell'inquinamento in Europa

Mappa Inquinamento Europeo

Ebbene si cari amici. Siamo PRIMI come livello di monossido di carbonio e altri inquinanti… CHE CULO! Di solito nelle classifiche europee siamo ultimi, ma almeno questa l’abbiamo vinta noi, dai (ce la giochiamo un po’ con il Belgio ma possiamo farcela!)

Ovviamente cito la fonte: European Space Agency, (c’è anche la stessa foto versione “globale”) dovrebbe bastare a quel genere di lettori curiosi, che non si accontentano di leggere una notizia, ma ne cercano le fonti, le sorgenti per verificarne l’autenticità e trovare ulteriori informazioni o nuovi elementi. Quello che ciascuno di noi dovrebbe imparare a fare (se già non lo fa) e che trova in internet un valido alleato per fare questo tipo di ricerche.

L’immagine comunque è piuttosto impressionante soprattuto se si pensa che l’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che la pianura padana è una di quelle zone (insieme alle grandi città) a rischio sanitario . La notizia, se ce ne fosse bisogno viene anche confermata dalle ASL che si trovano all’interno della nube rossa della foto. Qui giusto a titolo d’esempio, il rapporto di quella di Verona … date un occhio cosa c’è scritto alla fine di pagina 3 e …. con coraggio …

… torniamo pure a respirare, e a far respirare in pianura padana i nostri figli e nipoti, come se niente fosse !

Sempre più spesso ormai mi chiedo cos’altro dobbiamo ancora sapere, cos’altro dobbiamo leggere o sentire per indignarci una volta per tutte e decidere tutti insieme di cambiare radicalmente stile di vita…. io sono pronto… da tempo.

Dal “Dal Molin 2.0” al “Dal Molin 3.0” PROPOSTA DI UPGRADE DALLA RETE!

10 settembre 2008

L’ organizzatore del meetup di Vicenza, propositore dell’ottimo progetto DAL MOLIN 2.0  poco dopo aver presentato alle varie associazioni e giornalisti il suo progetto, ha scritto sul suo blog un post molto bello. Mi è piaciuta soprattutto la frase:

Se l’idea iniziale fosse di un altro ma io la trovassi bella davvero, la farei mia, la svilupperei molto più di quanto abbia fatto l’autore finchè verrebbe da pensare che si sia giunti ad un risultato che è più mio che suo. Questa è la filosofia che imparo ogni giorno da internet.

 

Sull’onda di questa filosofia di internet, che ha come colonna portante la condivisione delle informazioni e delle idee, vorrei dare il mio contributo a questo grande progetto affichè diventi reale prova che la pace e un mondo più etico e sostenibile si possono letteralmente costruire giorno dopo giorno. Sono progettista e tecnico di impianti fotovoltaici e come operatore del settore sottopongo alle vostre valutazioni una proposta di modifica al progetto originale. Ve la voglio illustrare così come mi viene: con il cuore in mano più che con i manuali.

 

UPGRADE “DAL MOLIN 2.0” –> “DAL MOLIN 3.0” ?

QUESTO è il progetto originale. Ben fatto, interessante e innovativo. Un ottimo esempio che tutte le città italiane dovrebbero imitare … se bastassero i fondi del contributo … e basterebbero, se solo non li cedessero anche agli inceneritori… quelli che i politici e i disinformati chiamato “termovalorizzatori” i quali cannibalizzano non poco gli incentivi statali assegnati alle fonti RINNOVABILI

Io ho passato buona parte della mia infanzia in una casa in mezzo ai boschi. Tornato in città, già da piccolo mi chiedevo che fine avessero fatto gli alberi a Vicenza … ora, a distanza di 30 anni devo ancora trovare una risposta. Da qui parte la mia riflessione per una nuova versione del progetto. In questo particolare momento storico, infatti, in cui tutti ormai siamo stanchi della politica, di come è stato gestito il territorio e l’ambiente,l’idea di un “parcheggio” stride non poco con il “futuro sostenibile” che vorremmo costruire.

Tenendo come punto saldo l’obiettivo intrinseco del fotovoltaico (come di tutte le fonti rinnovabili) ossia quello di ridurre il più possibile le emissioni di CO2 dovute all’uso di energia “sporca”, sarebbe possibile evitare di fare un unico mega-impianto da 75MW (o 75 impianti da 1MW che è la stessa cosa) preferendo un installazione “diffusa” su tutto il territorio vicentino.

Se suddividessimo quei 75MW in piccoli impianti da 2KW, potremmo posizionare i pannelli fotovoltaici sui tetti di 37500 famiglie vicentine. Questi tetti sono superficie utile già presente ed inutilizzata, molto spesso ottimamente esposti a sud e con buona inclinazione. Si otterrebbe in questo modo una vera e propria Energy (R)evolution in città. Il resto del progetto resterebbe invariato, cambierebbe solo la localizzazione dei pannelli ma si aggiungerebbero molti importanti benefici nel scegliere questa via.

  1. Riduzione dei costi inerenti la struttura metallica di supporto dei moduli.  Come già accennato i tetti sono già costruiti e la materia prima utilizzata per costruire le staffe e le barre (di alluminio o ferro zincato) per fissare l’impianto sul tetto sarà sicuramente inferiore. Come inferiore sarebbe di conseguenza il costo effettivo di tutti i 75MW (con rapidi calcoli risulta circa il 50% in meno di materia prima utilizzata per ottenere lo stesso risultato).
  2. Riduzione dei costi inerenti la costruzione di nuove linee di distribuzione in media o alta tensione.  L’uso di piccoli impianti su tetto distribuiti su tutto il territorio di fatto utilizzerebbe le linee elettriche esistenti. Ci sarebbe quindi un ulteriore risparmio rispetto il progetto originale perché non sarebbero più necessarie le centrali di distribuzione che altrimenti andrebbero per forza costruite.
  3. Beneficio visibile a tutti i cittadini.  Installare un piccolo impianto in casa darebbe subito dei vantaggi economici dovuti al risparmio dell’energia utilizzata durante il giorno. Inoltre i cittadini vedrebbero la “magia” della conversione dell’energia fotovoltaica, toccandola con mano, facendola vedere agli altri, rompendo quell’alone di “settore fantascientifico di dubbia funzionalità” che ancora circonda il settore delle rinnovabili.
  4. Aumento dei fondi liquidi disponibili. Il privato cittadino che accetta di mettere l’impianto sul suo tetto potrebbe pagare subito il 20% dell’impianto (per 2kw consideriamo dai 2000€ ai 2400€), aumentando così la disponibilità liquida. (n.d.E= questo merita uno studio più approfondito, intanto l’ho buttata lì)
  5. Utilizzo del parcheggio in viale Cricoli.  Il parcheggio che si vorrebbe fare nell’area del Dal Molin è già presente e gran poco utilizzato. Si tratta di quello in viale Cricoli, quasi sempre vuoto. A questo punto con una piccola “flotta” di pulmini, OVVIAMENTE elettrici si potrebbe fare un servizio molto efficiente di trasporto da/per il centro (con passaggi ogni 15 minuti).
  6. Cosa più importante: UN PARCO AL  DAL MOLIN.  Nei 1.200.000 metri quadri di terreno in cui era prevista l’installazione del mega-impianto, si potrebbero piantare alberi. Ci starebbero circa 240.000 alberi. Se consideriamo che un albero assorbe 20 kg di CO2 all’anno, avremmo un beneficio ambientale di 4.800 kg di CO2 in meno all’anno (che andrebbero a sommarsi ai benefici derivati dal fotovoltaico).    Natura ed energia lavorerebbero finalmente all’unisono per tentare di sistemare tutti i nostri errori passati. L’aeroporto civile non verrebbe toccato (sempre che resti civile ;-). Nel parco potrebbero nascere numerose attività di carattere sociale, con più partecipazione della cittadinanza, che avrebbero un vero polmone verde da godersi con la famiglia, dove i bambini potrebbero giocare senza essere circondati da strade trafficate. Non trascurabile è anche il beneficio dal punto di vista climatico. Una città piena d’asfalto è senz’altro più calda di una città con un grande bosco a fianco. Stimo che se quella superficie venisse coperta da alberi, l’ombreggiamento che ne conseguerebbe farebbe abbassare la temperatura della zona circostante di almeno 1° (2° nella migliore delle ipotesi) dando la possibilità a chi vive nel raggio di 1 km di utilizzare meno il condizionatore in estate, risparmiando ulteriore energia. All’interno del parco ci potrebbero stare anche vari distributori del latte ed un “orto cittadino”, in cui tutti potrebbero dare il loro contributo per fare e comprare la verdura direttamente dal produttore, senza trasporti e senza inutili aumenti di prezzo.

Questo sarebbe un ottimo esempio anche per altre città, per altri meetup, per far loro capire che non è indispensabile avere il pericolo di una base americana per proporre progetti alternativi e validi. Basta la volontà e un pizzico di coraggio e si possono ottenere tutti i risultati che vogliamo: energia rinnovabile e città più verdi e a misura d’uomo. Vi ringrazio davvero di cuore per il progetto che avete stilato, e spero che siate aperti e disponibili di discutere di questa “leggera modifica” che porterebbe ancora maggiori benefici. Sarebbe anche in linea con l’idea di Jeremy Rifkin di creare una sorta di “web” energetica in cui tutti creano un po’ di energia e la distribuiscono tramite le linee elettriche al vicino o a chi ne ha maggiormente bisogno in quel momento. L’uso di idrolizzatori per la produzione di idrogeno potrano essere installati successivamente, quando la tecnologia sarà matura, di energia per alimentarli ne avremo in abbondanza.

 

La mia email: enricom75@gmail.com

 

PRIVATIZZARE L’ACQUA IN ITALIA ? Politici italiani (ormai tutti), fate pena !

9 settembre 2008

Riporto una notizia dall’associazione ACQUABENECOMUNE, clicca qui per l’articolo originale. Ovviamente la televisione non ne ha parlato … c’è ancora qualcuno che crede nei telegiornali?

Una riforma dei servizi pubblici locali neoliberista, privatizzatrice e che salvaguarda le “rendite dei poteri forti”.

1. La Camera dei deputati ha approvato la legge di conversione del decreto legge 112, ricorrendo al voto di fiducia e con la riscrittura complessiva del dl attraverso un maxiemendamento che ha raccolto tutte le modifiche intervenute. Tra le tante norme lì contenute, su cui abbiamo avuto modo di intervenire più volte, che ora passeranno al Senato per avere l’approvazione definitiva, ci interessa soffermarci su quanto previsto in materia di sevizi pubblici locali a rilevanza economica ( art.23 bis che vi alleghiamo).

2. Il testo è stato modificato più volte nel corso della discussione; quello finale approvato alla Camera, in ogni caso, non si discosta, sin dall’inizio, dalla la logica neoliberista che l’ha sempre ispirato (al comma 1 si specifica che esso è costruito “al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale”) e che si sostanzia nel fatto che il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a imprenditori o società mediante il ricorso a gara. In deroga a questa modalità di affidamento, ma con il vincolo di doverlo motivare, attraverso una relazione da trasmettere all’Antitrust ( che può esprimersi su di essa entro 60 giorni), “per situazioni che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato”, l’affidamento può avvenire “ nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria”.

Ciò, in buona sostanza, significa che, pur con una procedura restrittiva, rimane possibile l’affidamento diretto alle società a totale capitale pubblico che abbiano i requisiti dell’”in house” e viene estesa anche ad Enti di diritto pubblico, come le Aziende speciali e i Consorzi, visto che la giurisprudenza europea si è più volte pronunciata in questa direzione.

E’ stato fatto notare, per esempio da parte della ministra ombra Lanzillotta e dall’On. Casini dell’Udc, come tale impostazione non aprirebbe a sufficienza al mercato e, sostanzialmente, non conterrebbe grandi novità rispetto alla situazione attuale. Per quanto ci riguarda, non possiamo che constatare come, effettivamente, l’ultimo testo Lanzillotta fosse ancor più liberista dell’attuale, visto che apriva ai privati anche la proprietà delle reti e che l’unica deroga all’affidamento tramite gara era quella della gestione “in house” e in termini ancora più restrittivi. In ogni caso, va comunque rimarcato come il testo approvato spinga in una direzione ben precisa di messa sul mercato dei servizi pubblici rispetto a quanto finora esistente, e cioè l’art. 113 dei Testo Unico Enti Locali 267/2000 che lasciava libertà di scelta agli Enti Locali sulle tre forme di affidamento ( gara, SpA mista, SpA “in house”).
Peraltro, a quest’impronta neoliberista si affianca – ma non c’è da stupirsi ed è questo semmai il vero rilievo da eccepire, l’emergere di una logica di protezione corporativa,- un’impostazione tesa a non colpire i soggetti forti del sistema, e in specifico le SpA miste quotate in Borsa. Infatti, se, in termini generali, i soggetti gestori cui è stato affidato il servizio in modo diretto non possono acquisire la gestione di ulteriori servizi né in altri ambiti territoriali, questo non vale per le SpA miste quotate in Borsa, che potranno continuare a “fare shopping” in Italia e in giro per il mondo.
Per quanto riguarda più in specifico il settore dell’acqua, viene introdotta una norma ( art. 9 bis), in base alla quale “le concessioni relative al servizio idrico integrato rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2010, senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni affidate ai sensi del comma 3” ( e cioè le SpA “in house” e quelle a Enti di diritto pubblico). Ora, al di là dell’intento “punitivo” per il servizio idrico che, anche grazie alla nostra iniziativa, è quello che ha più resistito ai processi di privatizzazione, tale formulazione significa che, al termine massimo del gennaio 2011 si dovrà necessariamente andare a nuove assegnazioni in tutti gli ATO nei quali : a) il servizio non è ancora stato affidato, b) esistono le gestioni salvaguardate”e c) esistono le gestioni affidate a SpA miste.
Infine, il Governo, su proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni, dovrà emanare, entro 6 mesi, uno o più regolamenti per normare diverse questioni, tra cui quella di “prevedere l’assoggettamento dei soggetti affidatari diretti di servizi pubblici locali al patto di stabilità interno e l’osservanza da parte delle società in house e delle società a partecipazione mista pubblica e privata di procedure ad evidenza pubblica per l’acquisto di beni e servizi e per l’assunzione di personale”, con il chiaro intento di rendere ancora più residuali tali forme di affidamento.

3. E’ evidente il giudizio che si può esprimere sull’impianto e la filosofia del provvedimento. Siamo di fronte ad una inaccettabile logica neoliberista e privatizzatrice a cui si assomma l’idea di salvaguardare le “rendite dei poteri forti”, in particolare le SpA quotate in Borsa. Per dirla in estrema sintesi, possiamo sostenere che su questo terreno si è realizzata una piccola “summa” del tremontismo, che accoppia nei fatti, al di là di quanto dichiarato, liberismo e rapporto privilegiato con i poteri forti.
Va tuttavia notato come la normativa che esce dal provvedimento, anche perché su questo punto sono state avanzati rilievi specifici da parte del Servizio studi della Camera, recepisca gli orientamenti dell’Unione Europea in materia di affidamento diretto a soggetti pubblici, riaprendo di fatto la possibilità, seppure limitata dalle procedure previste e dal fatto di assoggettarla al Patto di stabilità interno, del ricorso all’affidamento tramite Enti di diritto pubblico.

4. Si tratta, in definitiva, di un provvedimento profondamente negativo che rischia di aprire la strada a processi di privatizzazione ben più estesi di quelli che abbiamo conosciuto negli anni passati. Ancora più forte e determinata dovrà dunque essere, pur nelle mutate condizioni, l’iniziativa che abbiamo finora messo in campo, per opporvisi direttamente e per riaffermare il ruolo fondamentale dell’intervento pubblico e della partecipazione sociale in servizi che garantiscono fondamentali diritti di cittadinanza. Più in particolare per quanto riguarda la nostra lotta per la ripubblicizzazione del servizio idrico a partire dai territori, occorre la forte consapevolezza di come la nostra impostazione non sia messa in discussione dall’approvazione di tale provvedimento.
Viene infatti confermata la possibilità dell’affidamento a Enti di diritto pubblico, e acquisice ancor più ragioni la nostra battaglia politica per il riconoscimento del servizio idrico come servizio privo di rilevanza economica, dunque non soggetto alla legislazione nazionale, questa compresa, bensì gestibile, sulla base della volontà degli Enti Locali, attraverso affidamento ad Enti di diritto pubblico.
Perfino la scadenza del dicembre 2010 come termine per le concessioni rilasciate senza gara, può, addirittura, essere vista come un’opportunità, se, ovviamente, saremo in grado di intervenire adeguatamente, in coerenza con quanto da noi definito. Da questo punto di vista, lo stesso svolgimento del 2° Forum Nazionale dei Movimenti per l’acqua del prossimo autunno, deciso nell’ultima riunione del Coordinamento nazionale dei Movimenti per l’acqua, può costituire un passaggio assai importante per rilanciare le nostre politiche e un appuntamento nel quale il nostro contributo può essere fondamentale perché ciò possa realizzarsi.    FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

Aggiungo solo che dev’essere chiaro a tutti che l’acqua e’ un diritto e non una merce ! Ci sono numerose iniziative, tra cui: IMBROCCHIAMOLA e METTIAMOLA FUORI LEGGE (riferito alla pubblicità dell’acqua in bottiglia). Se potete date il vostro contributo!

Lettera di un capo tribù al presidente degli Stati Uniti

8 settembre 2008

Un sorriso amaro mi esce, ora che sono adulto, nel pensare a quanti film ho visto in cui i cattivi erano gli indiani. Quanto ho giocato con i piccoli cowboy di plasticaccia marrone che facevo sempre vincere nella loro lotta contro i “selvaggi assassini”. La verità era ben altra, e quando l’ho appresa in adolescenza, mi ha colpito profondamente dandomi la sensazione di vivere in un vero e proprio palcoscenico in cui anche i miei pensieri recitavano la loro parte. (…a quanti inganni, a quante menzogne siamo stati sottoposti …. ma … e adesso…? crediamo davvero che i nostri pensieri siano più liberi di un tempo?…).  

Gli indiani d’America, vivevano riuniti in tribù lungo i fiumi e i laghi: erano spesso nomadi e dediti alla caccia e alla pesca. A differenza nostra avevano saputo accontentarsi del necessario, di quello che gli bastava. Ebbero i primi contatti con gli Europei dopo che iniziarono le migrazioni di inglesi nel continente americano. A poco a poco il numero dei bianchi aumentò sempre più costringendoli a ritirarsi in zone sempre più ristrette, per i massacri che subivano ad opera degli invasori, fino ad essere confinati nelle riserve. Ma questo non impedì all’uomo bianco di continuare a sterminarli fino alla quasi estinzione. Difatti, ad oggi i nativi d’ America sono circa 400 mila. Il documento, qui integralmente riprodotto, è una lettera scritta dal capo tribù Capriolo Zoppo nel 1854 indirizzata al presidente degli stati uniti Franklin Pirce. Essa è la risposta (tra l’altro di un’ attualità disarmante) alla precedente richiesta da parte degli invasori, di acquistare le loro terre. E’ senz’altro una delle più elevate espressioni di sintonia dell’Uomo con la Natura ed esprime la ricchezza immortale, universale, antica, della saggezza dei semplici “popoli nativi”, dei veri “indigeni” di ogni luogo della terra. Questo post non posso non dedicarlo ai miei figli e a tutte le persone che, come me, amano davvero la Natura.

Buona lettura !  … è lungo ma ne vale davvero la pena, ve lo consiglio !

 —————————————————–
Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Le mie parole sono come le stelle e non tramontano. Ma come potete comprare o vendere il cielo, il colore della terra? Questa idea è strana per noi. Noi non siamo proprietari della freschezza dell’aria o dello scintillio dell’acqua: come potete comprarli da noi? Ogni parte di questa terra è sacra al mio popolo. Ogni ago scintillante di pino, ogni spiaggia sabbiosa, ogni goccia di rugiada nei boschi oscuri, ogni insetto ronzante è sacro nella memoria e nella esperienza del mio popolo. La linfa che circola negli alberi porta le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il paese della loro nascita quando vanno a camminare tra le stelle. Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli. Il cervo, il cavallo e l’aquila sono nostri fratelli. Le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore del corpo dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia. Perciò. Quando il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra, ci chiede molto. Egli ci manda a dire che ci riserverà un posto dove potremo vivere comodamente per conto nostro. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Quindi noi considereremo la Vostra offerta di acquisto. Ma non sarà facile perché questa terra per noi è sacra. L’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è soltanto acqua ma è il sangue dei nostri antenati. Se noi vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare che essa è sacra e dovete insegnare ai vostri figli che essa è sacra e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida del lago parla di eventi e di ricordi, nella vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre, di mio padre. I fiumi sono i nostri fratelli ed essi saziano la nostra sete. I fiumi portano le nostre canoe e nutrono i nostri figli. Se vi vendiamo la terra, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono i nostri fratelli ed anche i vostri e dovete perciò usare con i fiumi la gentilezza che userete con un fratello. L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro e così queste colline e questi alberi. Questa porzione di terra è consacrata, per noi. Noi sappiamo che l’uomo bianco non capisce i nostri pensieri. Una porzione della terra è la stessa per lui come un’altra, perché egli è uno straniero che viene nella notte e prende dalla terra qualunque cosa gli serve. La terra non è suo fratello, ma suo nemico e quando la ha conquistata, egli si sposta, lascia le tombe dei suoi padri dietro di lui e non se ne cura. Le tombe dei suoi padri e i diritti dei suoi figli vengono dimenticati. Egli tratta sua madre, la terra e suo fratello, il cielo, come cose che possono essere comprate, sfruttate e vendute, come fossero pecore o perline colorate. Il suo appetito divorerà la terra e lascerà dietro solo un deserto. Non so, i nostri pensieri sono differenti dai vostri pensieri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non capisce. Non c’è alcun posto quieto nelle città dell’uomo bianco. Alcun posto in cui sentire lo stormire di foglie in primavera o il ronzio delle ali degli insetti. Ma forse io sono un selvaggio e non capisco. Il rumore della città ci sembra soltanto che ferisca gli orecchi. E che cosa è mai la vita, se un uomo non può ascoltare il grido solitario del succiacapre o discorsi delle rane attorno ad uno stagno di notte? Ma io sono un uomo rosso e non capisco. L’indiano preferisce il dolce rumore del vento che soffia sulla superficie del lago o l’odore del vento stesso, pulito dalla pioggia o profumato dagli aghi di pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso poiché tutte le cose partecipano dello stesso respiro. L’uomo bianco sembra non accorgersi dell’aria che respira e come un uomo da molti giorni in agonia, egli è insensibile alla puzza. Ma se noi vi vendiamo la nostra terra, voi dovete ricordare che l’aria è preziosa per noi e che l’aria ha lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento, che ha dato ai nostri padri il primo respiro, riceve anche il loro ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai vostri figli lo spirito della vita. E se vi vendiamo la nostra terra, voi dovete tenerla da parte e come sacra, come un posto dove anche l’uomo bianco possa andare a gustare il vento addolcito dai fiori dei prati. Perciò noi consideriamo l’offerta di comprare la nostra terra, ma se decideremo di accettarla, io porrò una condizione. L’uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri. Ho visto migliaia di bisonti che marcivano sulla prateria, lasciati lì dall’uomo bianco che gli aveva sparato dal treno che passava. Io sono un selvaggio e non posso capire come un cavallo di ferro sbuffante possa essere più importante del bisonte, che noi uccidiamo solo per sopravvivere. Che cosa è l’uomo senza gli animali? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali presto capiterà all’uomo. Tutte le cose sono collegate. Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere dei nostri antenati. Affinché rispettino la terra, dite ai vostri figli che la terra è ricca delle vite del nostro popolo. Insegnate ai vostri figli quello che noi abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi. Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi sappiamo. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Ma noi consideriamo la vostra offerta di andare nella riserva che avete stabilita per il mio popolo. Noi vivremo per conto nostro e in pace. Importa dove spenderemo il resto dei nostri giorni. I nostri figli hanno visto i loro padri umiliati nella sconfitta. I nostri guerrieri hanno provato la vergogna. E dopo la sconfitta, essi passano i giorni nell’ozio e contaminano i loro corpi con cibi dolci e bevande forti. Poco importa dove noi passeremo il resto dei nostri giorni: essi non saranno molti. Ancora poche ore, ancora pochi inverni, e nessuno dei figli delle grandi tribù, che una volta vivevano sulla terra e che percorrevano in piccole bande i boschi, rimarrà per piangere le tombe di un popolo, una volta potente e pieno di speranze come il vostro. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Le tribù sono fatte di uomini, niente di più. Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Anche l’uomo bianco, il cui Dio cammina e parla con lui da amico a amico, non può sfuggire al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo. Noi sappiamo una cosa che l’uomo bianco forse un giorno scoprirà: il nostro Dio è lo stesso Dio. Può darsi che voi ora pensiate di possederlo, come desiderate possedere la nostra terra. Ma voi non potete possederlo. Egli è il Dio dell’uomo e la sua compassione è uguale per l’uomo rosso come per l’uomo bianco. Questa terra è preziosa anche per lui. E far male alla terra è disprezzare il suo creatore. Anche gli uomini bianchi passeranno, forse prima di altre tribù. Continuate a contaminare il vostro letto e una notte soffocherete nei vostri stessi rifiuti. Ma nel vostro sparire brillerete vividamente, bruciati dalla forza del Dio che vi portò su questa terra e per qualche scopo speciale vi diede il dominio su questa terra dell’uomo rosso. Questo destino è un mistero per noi, poiché non capiamo perché i bisonti saranno massacrati, i cavalli selvatici tutti domati, gli angoli segreti della foresta pieni dell’odore di molti uomini, la vista delle colline rovinate dai fili del telegrafo. Dov’è la boscaglia? Sparita. Dov’è l’aquila? Sparita. E che cos’è dire addio al cavallo e alla caccia? La fine della vita e l’inizio della sopravvivenza. Noi potremmo capire se conoscessimo che cos’è che l’uomo bianco sogna, quali speranze egli descriva ai suoi figli nelle lunghe notti invernali, quali visioni egli accenda nelle loro menti, affinché essi desiderino il futuro. Ma noi siamo dei selvaggi. I sogni dell’uomo bianco ci sono nascosti. E poiché ci sono nascosti noi seguiremo i nostri pensieri. Perciò noi considereremo l’offerta di acquistare la nostra terra. Se accetteremo sarà per assicurarci la riserva che avete promesso. Lì forse potremo vivere gli ultimi nostri giorni come desideriamo. Quando l’ultimo uomo rosso sarà scomparso dalla terra ed il suo ricordo sarà l’ombra di una nuvola che si muove sulla prateria, queste spiagge e queste foreste conserveranno ancora gli spiriti del mio popolo. Poiché essi amano questa terra come il neonato ama il battito del cuore di sua madre. Così, se noi vi vendiamo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra com’essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli ed amatela come Dio ci ama tutti. Noi sappiamo una cosa, che il nostro Dio è lo stesso Dio. Questa terra è preziosa per Lui. Anche l’uomo bianco non fuggirà al destino comune. Può darsi che siamo fratelli, dopo tutto. Vedremo!
Capriolo Zoppo, 1854